Avere più di un’opinione su un piano di trattamento complesso non è sfiducia nei confronti del clinico: è una scelta razionale che tutela il paziente.
Chiedere un secondo parere in odontoiatria è, in alcuni casi, la scelta più razionale che un paziente possa fare. Non è un atto di sfiducia nei confronti del professionista di riferimento: è la stessa logica che si applica a qualsiasi decisione medica rilevante, soprattutto quando il piano di trattamento proposto prevede interventi chirurgici significativi, investimenti economici considerevoli o la modifica irreversibile di strutture anatomiche.
Quando è indicato chiedere un secondo parere?
Esistono situazioni cliniche in cui il secondo parere non è un’opzione aggiuntiva, è una opportunità:
- Il piano di trattamento proposto prevede l’estrazione di elementi dentari, l’inserimento di impianti o interventi chirurgici ossei come: rialzo del seno mascellare, rigenerazione ossea, innesti.
- Il preventivo ricevuto è molto superiore alle attese, oppure significativamente più basso rispetto ad altri già ottenuti, senza una spiegazione clinica chiara.
- Il caso è stato definito “impossibile”, “troppo complesso” o “non trattabile” da un clinico, e il paziente non ha ricevuto una spiegazione dettagliata delle cause.
- Un percorso terapeutico già iniziato non ha prodotto i risultati attesi, oppure ha generato complicazioni non previste.
- Il paziente non ha ricevuto una diagnosi causale chiara della sua situazione attuale, ma solo un elenco di interventi da eseguire.
Cosa aspettarsi da una consulenza per un secondo parere?
Una consulenza di secondo parere non consiste nel fornire un preventivo alternativo. Consiste nell’analizzare la situazione clinica in modo autonomo e indipendente, formulare una diagnosi causale, valutare le opzioni terapeutiche percorribili e comunicare al paziente una valutazione scritta con il proprio giudizio clinico sul piano di trattamento.
Il paziente ha il diritto di ricevere due valutazioni indipendenti. Ha il diritto di capire perché due specialisti propongono piani di trattamento diversi. Ha il diritto di prendere una decisione informata.
Cosa portare alla consulenza?
Per rendere la consulenza di secondo parere clinicamente utile, il paziente dovrebbe portare tutta la documentazione disponibile: lastre panoramiche o CBCT, fotografie intraorali se già effettuate, il preventivo ricevuto con descrizione degli interventi previsti, e qualsiasi referto di specialisti già consultati.
Se la documentazione disponibile è incompleta o insufficiente, il clinico chiamato ad esprimere il secondo parere dovrà integrare gli esami mancanti prima di poter comunicare un giudizio fondato. Questo è normale e non deve essere interpretato come un ostacolo: una valutazione costruita su dati incompleti non tutela nessuno.
Il secondo parere non crea obblighi
La richiesta di una consulenza per un secondo parere non implica nessun obbligo di proseguire il percorso terapeutico presso lo studio che la esegue. Il paziente può utilizzare la valutazione ricevuta per confrontarla con quella originale, discuterne con il primo clinico, oppure semplicemente acquisire una prospettiva aggiuntiva prima di prendere una decisione.
Lo Studio Calesini effettua consulenze di secondo parere su casi implantari e protesici complessi. Al termine della visita, il paziente riceve una valutazione scritta con la diagnosi e giudizio clinico.
Riferimenti bibliografici
Greenfield G et al. Patient-initiated second medical consultations: patient characteristics and motivating factors, impact on care and satisfaction: a systematic review. BMJ Open. 2021. doi:10.1136/bmjopen-2020-044033. Nel 11–56% dei casi un secondo parere ha modificato diagnosi e/o piano terapeutico. Il tasso di soddisfazione dei pazienti che hanno richiesto una seconda opinione è dell’84%; il 95% riferisce maggiore confidenza nelle decisioni terapeutiche assunte dopo la consulenza.