Il bruxismo è un’attività parafunzionale caratterizzata dal serramento o dallo sfregamento dei denti, prevalentemente durante il sonno. Il suo effetto sulla struttura dentale è cumulativo: anni di forze occlusali eccessive producono una perdita progressiva di smalto e dentina che, superata una soglia critica, non è più recuperabile con approcci conservativi.

Il problema non è il bruxismo in sé, ma il bruxismo non riconosciuto. Molti pazienti scoprono di avere sviluppato parafunzioni notturne o diurne solo quando il danno è già avanzato: denti accorciati, ipersensibilità, dolore articolare, oppure quando un clinico evidenzia l’usura in modo inequivocabile durante una visita di routine.

Cosa succede ai denti senza intervento?

L’usura da bruxismo non si arresta spontaneamente. In assenza di protezione occlusale e di gestione delle parafunzioni, la perdita di struttura procede ad una velocità che dipende dall’intensità delle forze generate e dalla resistenza individuale dei tessuti dentali. In alcuni pazienti il processo è lento e si manifesta nel corso di decenni; in altri la distruzione è rapida e clinicamente evidente già a 35-40 anni o prima.

Le conseguenze non sono solo estetiche. La perdita di dimensione verticale di occlusione, la distanza tra mascella e mandibola in posizione di chiusura, altera l’equilibrio dell’intero sistema masticatorio. L’articolazione temporomandibolare, i muscoli masticatori e i tessuti parodontali vengono progressivamente coinvolti. Il quadro clinico, relativamente semplice da trattare all’inizio, diventa sempre più complesso con il passare del tempo.

Perché trattare la causa prima di intervenire sull’effetto?

Un restauro eseguito senza aver identificato e controllato il bruxismo è esposto alle stesse forze che hanno distrutto la struttura naturale. Questo vale indipendentemente dal materiale utilizzato: ceramica, composito, zirconia. Nessun materiale protesico regge indefinitamente a forze occlusali “patologiche” non gestite.

Il protocollo corretto prevede: diagnosi del bruxismo e quantificazione del danno; prescrizione di un dispositivo occlusale (night guard) per proteggere i denti durante il sonno; periodo di stabilizzazione; rivalutazione clinica e, solo a questo punto, pianificazione del restauro. In molti casi i restauri possono essere overlays ceramici adesivi realizzati senza sacrificare lo smalto sano, perché lo spazio necessario è già stato creato dall’usura stessa.

Il dispositivo notturno non viene dismesso dopo il restauro. Rimane necessario per tutta la vita per proteggere la dentatura restaurata dalle stesse forze che hanno precedentemente danneggiato i denti naturali.

Riferimenti bibliografici

Al-Talib T et al. Bruxism and direct and indirect restorations failure: A scoping review. J Dent. 2025. doi:10.1016/j.jdent.2025.105738. Il bruxismo è un fattore di rischio confermato per il fallimento di restauri diretti e indiretti. Il solo materiale monolitico in zirconia sembra esente da questo rischio; per tutti gli altri materiali la gestione della parafunzione prima del restauro è un prerequisito clinico.

Prott LS et al. Survival and Complications of Partial Coverage Restorations on Posterior Teeth: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Esthet Restor Dent. 2025. doi:10.1111/jerd.13353. Sopravvivenza degli overlays ceramici > 93% a 3 anni. I restauri parziali ceramici sono un’opzione predicibile per i denti usurati, a condizione che il bruxismo sia stabilizzato prima dell’intervento protesico.