Bruxismo: attrito notturno e parafunzioni diurne

Il bruxismo è un'attività parafunzionale che si manifesta con il serramento o lo sfregamento dei denti, prevalentemente durante il sonno (bruxismo del sonno) o in veglia (bruxismo da veglia). Le due forme hanno caratteristiche elettromiografiche diverse e richiedono approcci di gestione parzialmente distinti.

L'effetto sull'usura dentale è cumulativo nel tempo. I denti soggetti a forze occlusali eccessive per anni subiscono una perdita progressiva di struttura che, una volta superata la soglia critica, non è più recuperabile con approcci conservativi. La precocità della diagnosi è il fattore determinante per la reversibilità del danno.

Non tutti i pazienti con bruxismo sviluppano usura clinicamente significativa. La gravità dipende dall'intensità delle forze generate, dalla resistenza dei tessuti duri del dente e dalla presenza o assenza di protezione notturna. Alcuni pazienti con bruxismo documentato hanno usura minima a 50 anni; altri mostrano perdita strutturale severa a 35.

Quando il dispositivo occlusale non è sufficiente

Il dispositivo occlusale (bite plane, splint) è lo strumento principale di gestione del bruxismo. Protegge i denti dalle forze di sfregamento, riduce il carico articolare e, in alcuni pazienti, contribuisce alla riduzione dell'attività parafunzionale. Non elimina il bruxismo, ma ne limita le conseguenze strutturali.

Nei pazienti in cui l'usura ha già prodotto perdita di struttura occlusale, incisale o vestibolare significativa, il solo dispositivo non è sufficiente: la forma, la funzione e in molti casi l'estetica devono essere ripristinati con un restauro. La scelta del tipo di restauro, e il suo sequenziamento rispetto alla stabilizzazione del bruxismo, è una decisione clinica che richiede valutazione caso per caso.

Il restauro adesivo nel paziente con bruxismo

Il paziente con bruxismo può essere trattato con overlays e onlays ceramici, ma alcune condizioni devono essere soddisfatte.

Prima di tutto, il bruxismo deve essere stabilizzato o quanto meno documentato nella sua intensità. Un restauro inserito in un sistema occlusale instabile è esposto agli stessi carichi che hanno prodotto l'usura. In secondo luogo, la scelta del materiale ceramico deve tenere conto delle forze in gioco: nei pazienti con parafunzione intensa, la ceramica feldspatica (materiale biomimetico per eccellenza nelle aree anteriori) può richiedere di cedere il posto a materiali con maggiore resistenza alla frattura nelle zone posteriori.

In terzo luogo, il paziente deve essere informato che il dispositivo notturno rimane necessario anche dopo il restauro, per tutta la vita. Il restauro ripristina la struttura perduta; il dispositivo protegge il restauro dalla stessa forza che ha distrutto la struttura originale.

Protocollo clinico: la sequenza corretta

Lo Studio Calesini adotta, nei pazienti con usura da bruxismo, una sequenza clinica strutturata per fasi. La prima fase prevede la diagnosi del bruxismo (anamnesi, analisi occlusale, eventuale polisonnografia o bruxismo checker), la valutazione dell'usura (grado, distribuzione, struttura residua) e la prescrizione del dispositivo occlusale. La seconda fase, dopo un periodo di stabilizzazione, prevede la rivalutazione clinica e, se indicato, la pianificazione del restauro. La terza fase è il restauro stesso, eseguito rispettando l'occlusione ricostruita con il dispositivo e progettato per coesistere con l'attività parafunzionale residua.

In molti pazienti, prima di procedere ai restauri definitivi, viene realizzato un mock-up in composito diretto o una provvisorizzazione su arcata completa in resina. Questo consente di verificare la nuova dimensione verticale, l'estetica e la tolleranza funzionale del paziente prima di impegnare il budget clinico nei restauri definitivi.